A lovestruck Romeo
Qualche anno fa Paolo Rossi e Riccardo Piferi portarono nei teatri, magari a qualcuno che legge è capitato di assistervi, una versione di Giulietta e Romeo un po’ particolare. La formula di questa bizzarra rappresentazione della tragedia di Shakespeare prevedeva infatti che i ruoli chiave venissero affidati a persone reclutate a caso tra il pubblico, con il comico e la sua compagnia ad orchestrare, spesso e volentieri accentuandolo, il disagio degli attori improvvisati.
Quella sera, nel piccolo foyer del Teatro Comunale di Ferrara, fui intercettato da uno dei membri della compagnia. Mi chiese se per caso avrei voluto e io ma sì vediamo che succede. Così, appena il tempo di prender posto in piccionaia, vedo Paolo Rossi che sbuca dal sipario e comincia a chiamare sul palco, uno dopo l’altro, gli spettatori scelti come protagonisti, associandoli seduta stante ai ruoli che sarebbero stati chiamati a interpretare.
Con mio grande sbigottimento il mio nome fu pronunciato per ultimo, quando di personaggi ce n’era rimasto uno solo, e non esattamente marginale. In pochi secondi ero sul palcoscenico, a quel punto altro non potevo fare: alla fine, fortunatamente, fu più divertente che imbarazzante. Eccezion fatta per la scena del bacio a Giulietta, interpretata da una ragazza molto bella che non avevo mai vista prima (il cui fidanzato, canzonato lungamente da Paolo Rossi, sedeva in prima fila): lo spietato capocomico pretese tre tentativi, ma la scena fu portata a termine in maniera tutto sommato plausibile e senza feriti.
Oggi, mettendo in ordine un po’ di vecchie cianfrusaglie, ho ritrovato il biglietto di quella sera. Mi dispiace non avere altri ricordi tangibili, come fotografie o filmati, di questa singolare esperienza. Anche perché, dal palcoscenico, non è che me lo fossi goduto granché, lo spettacolo.

