Un, due, tre

Orazio (e, in seconda battuta, pure Livefast) mi passa una catena. Non apprezzo granché simili giochilli, ma visto che questo mi dà occasione di parlare di un libro che merita veramente, raccolgo l’invito.

Il libro più vicino a me, in questo momento, è un fumetto. Appunti per una storia di guerra, si chiama, l’ha fatto Gipi e nel suo sito ci sono le prime dieci tavole della storia, per chi volesse farsi un’idea. Da parte mia, non posso fare altro che consigliarlo.

La mano di Gipi, delicata e istintiva, racconta una di quelle storie che non mollano la presa, una storia di guerra che la guerra non la mostra mai ma riesce, sfiorandola, a farla respirare. Che poi, chiamarlo fumetto pare sia riduttivo, dicono che son romanzi grafici, quando hanno trame così intense, così piene, e io son d’accordo, che se c’è bisogno di questa distinzione è anche un po’ colpa nostra, che alla parola fumetto tendiamo ad associare automaticamente qualcosa di leggero e disimpegnato. Adesso ci starebbe bene dire che, fumetto o romanzo grafico o comunque lo si voglia chiamare, è un libro che va letto (non fosse che detesto cordialmente chi dice va letto, va ascoltato o va assaggiato, ché di qualsiasi cosa si parli ci sarà sempre qualcuno che campa benissimo senza averla mai letta, mai ascoltata, mai assaggiata). Non lo faccio, però insomma, ci siam capiti: a leggerlo, ci si fa un gran bel regalo.

Ma veniamo al gioco, che stavo divagando. Nell’edizione in mio possesso (Rizzoli, 24/7, 2006) la storia, il fumetto vero e proprio, finisce a pagina 116. Poi c’è una lunga postfazione, in cui l’autore parla dell’opera e più in generale del mestiere di artista, di creatore di storie. Ma anche della sua vita. E’ un testo scorrevole, godibilissimo.

A un certo punto rievoca i tempi della scuola elementare, raccontando di una maestra cattivissima e manesca. Pagina 123 inizia con il ricordo di un episodio violento, qualcosa che a immaginarselo fa rabbrividire. Poi, c’è il pezzo che devo trascrivere. Dice

Quando incontro il mio miglior amico del tempo, quando lo incontro adesso (e lui è diventato un alpinista ed è un uomo forte e bellissimo) finiamo sempre per parlare di lei. Della maestra. E lui non manca mai di sottolineare come il suo odio non si sia attenuato, in trent’anni di vita. E continua, ancora oggi, nonostante tutti i monti scalati e tutta la pace respirata in alta quota, ad augurarle di essere all’inferno. A bruciare.

(bon. Sarei tentato di non passare la palla a nessuno, ché in questi giorni la gente avrà altro da fare, tipo far progetti per capodanno, o digerire. Ma dicono che interromper le catene, le disgrazie, gl’accidenti, per cui Principe, Fran e Ari, beccatevela un po’ voi, con tante scuse)

4 commenti a Un, due, tre

  1. Ehm, str… graaazie, che gentile (fancul…)

    Fran | 17.21, 27 dicembre 2006

  2. [...] [inserire qui futile premessa sulla vacua autorefenzialità di questi giochini, tipo questa]. [...]

    Cloridrato di Sviluppina » Blog Archive » Autombelicosolipsocentrico. | 17.32, 27 dicembre 2006

  3. [...] Ci siamo, stark mi ha passato la catena del momento. Questo gioco, che dovrebbe essere la variante della pagina 23 che girava qualche anno fa, deve averlo inventato qualche editore per vedere cosa si sta leggendo in questo periodo. [...]

    Principe » The closest book | 21.16, 27 dicembre 2006

  4. che te possino….. affanc…. mapporc…!

    Ari | 16.34, 2 gennaio 2007

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