Scusa ma ti voglio sposare
L’altro giorno ero a casa di un amico, ero lì a cena insieme a tanta altra gente, e dopo mangiato eravam lì a far delle chiacchiere in questo soggiorno tutto pieno di librerie, qualcuno stava sulle sedie, qualcuno sul divano (eravamo due donne incinte e io, sul divano) e intanto che parlavamo guardavo i libri che c’erano nelle librerie di questo mio amico, che lui ha fama di essere gran lettore, ma anche uno di gusto, infatti c’erano un sacco di libri di tutti i generi che sembravano anche interessanti, poi a un certo punto m’è caduto l’occhio su Scusa ma ti voglio sposare di Federico Moccia (Rizzoli 24/7, 2009, euro 19,50) che stava lì in mezzo agli altri libri, allora non so bene perché ho sentito il bisogno di toccarlo, questo libro, e mentre nessuno faceva caso a me l’ho preso l’ho aperto e ho cominciato a legger qua e là dei pezzi a caso, ora voi mi dovete credere se io vi dico che quel romanzo lì si è subito palesato ai miei occhi come capolavoro assoluto, che tra l’altro diciannove euro e cinquanta sembran tanti ma se contate che ha 569 pagine, a far la divisione, scoprite che una pagina vi costa solo tre centesimi e mezzo, roba che se lo fotocopiate andate a spendere un sacco di più, per cui ve l’assicuro io, credetemi, è un affare, un capolavoro vale questo e altro, tanto che a un certo punto ho sentito il bisogno di dire Scusatemi un attimo e interrompere la gente nei loro discorsi per leggerne ad alta voce un pezzo che mi sembrava degno di essere sottoposto all’uditorio, pezzo che mi piacerebbe riproporre qui ma non avendo ancora avuto occasione di acquistare questo imperdibile volume non ho la possibilità di citarlo testualmente (perdonatemi), comunque se ho ben capito c’erano due fidanzati a cena con i genitori e avevano appena detto a questi genitori che si volevano sposare, c’era stato un attimo di silenzio, poi il padre aveva detto una cosa tipo “Ma è meraviglioso! Ho da parte una bottiglia che conservavo per le grandi occasioni, aspettatemi che vado subito a prenderla”, ecco, allora a questo punto uno degli amici che ascoltavano tutti interessati la lettura di questa pietra miliare della narrativa contemporanea mi interrompe per dire che gli era appena venuta in mente anche a lui, la volta che aveva detto ai suoi genitori che si sposava, che erano lì a tavola, a un certo punto lui aveva detto “Ci sposiamo” e suo padre gli aveva subito risposto “Perché?”.
lettera al prof. di Italiano di mio figlio.
Nell’aiutare mio figlio a completare degli esercizi estivi tratti dal libro “Come Quando Fuori Piove” (Pinelli & Tirini – Cappelli editore) ho iniziato a sfogliare il testo notando alcune cose riferite ai brani di “letture”:
primo brano: un testo straniero “Dracula” di Bram Stoker;
secondo brano: estratti da “Tre Metri Sopra Il Cielo” di Federico Moccia;
terzo brano da “Una Manciata Di Polvere” di Evelyn Vaugh;
quarto brano dal “Decameron” di Giovanni Boccaccio;
quinto brano (ancora) “Tre Metri Sopra Il Cielo” di Federico Moccia;
sesto brano da “Bar Sport Duemila” di Stefano Benni;
settimo ed ultimo brano da “Ma le stelle quante sono?”di Giulia Carcasi.
Curioso che a rappresentare la letteratura italiana, oltre alla “strana coppia” Boccaccio e Stefano Benni, ci siano la ventiquattrenne Giulia Carcasi (due racconti pubblicati) e Federico Moccia, sulle cui qualità di autore (non capacità di vendita) mi pare siano sufficientemente esplicativi gli estratti seguenti:
“…si fingono surfisti in pose statutarie.” Se non sbaglio statutario è un attributo riferito a “statuto” mentre, trattandosi di pose, non avrebbe forse dovuto essere “statuarie”, derivato da “statua”?
“…sono intorno a una Jaguar.” o forse: “… sono intorno ad una Jaguar.” ?
“Come sono felice che sei venuta”. Ma non dovrebbe essere “… che tu sia venuta” ?
“È possibile che non riesci ad andare d’accordo con nessuno?” Ma non dovrebbe essere “… che non riesca…” ?
“Ma se non sapevo neanche che c’eri!”. Ma non dovrebbe essere “… che ci fossi” ?
Mi rendo conto che riuscire ad appassionare alla lettura (e poi magari alla scrittura) dei ragazzi delle medie non sia cosa facile…, il confronto con la vita quotidiana di un adolescente (tra Internet, FaceBook e simili cose…) di quelli che, per le precedenti generazioni, erano i “Classici per ragazzi” (Verne, Salgari, Stevenson, London…) è impietoso: ogni testo è “vecchio e lento, noioso…”. Quello che per i loro genitori era un mondo fantastico con cui iniziare a scoprire nuovi mondi e sentimenti… per i nostri figli rischia di rimanere solamente un seccante obbligo scolastico.
Ma se uno sforzo deve esser fatto per spingerli a leggere – ed io sono convinto che sia doveroso – mi domando quanto valga la pena di farlo per “Moccia” e compagnia… piuttosto che per altri autori, italiani e non, di migliori.. “qualità”.
Camillo | 09.12, 22 settembre 2009
Camillo, tutto giusto (togli il riferimento all’eufonica, magari, ché quella frase va bene senza).
stark | 11.06, 22 settembre 2009
l’unico Moccia che comprerei mai è lo Zabov.
vix | 13.28, 22 settembre 2009
ossantocielo!!! passo di qui dopo un po’ di tempo e ti trovo ad elogiare il Moccia? Mi hai fatto rabbrividire. Vado a mettere il golfetto, va.
ciao, ciao.
mammina | 14.13, 22 settembre 2009
mammina, su, sono elogi sarcastici
stark | 09.16, 23 settembre 2009
Sarà la mammina di Moccia…
Stump | 10.43, 23 settembre 2009
Che gentaglia che frequenti.
Pie | 23.50, 23 settembre 2009
io confesso che Moccia non l’ho mai letto. Mi sa che son prevenuta. Ma mi sa anche che son prevenuta per qualche buona ragione
chiaratiz | 18.33, 24 settembre 2009
Moccia ha risolto il dilemma dell’inadeguatezza dantesca delle parole scritte di fronte al tumulto dell’anima.
Mattea | 07.54, 29 settembre 2009
io moccia non l’ho mai letto neanche io che sono prevenuta. lo ammetto son proprio prevenuta. ma una volta ero dal dentista e l’assistente del dentista una donna adulta voglio dire cos’avrà avuto? 30 anni, 32 anni aveva una bella bellissima ragazza non ha fatto altro tutto il tempo che dirmi quanto belli erano i libri e i film di moccia. io ci sono rimasta malissimo.
sid | 12.51, 29 settembre 2009
1) i genitori sono sempre curiosi
2) il padre avrà pensato a quanti soldi avrebbe dovuto sborsare…
marica | 16.50, 30 settembre 2009
trovo che federico Moccia abbia trovato la sua strada e il suo genere, pecca forse sul targhet, ancora nn ben definito. Al suo posto probabilmente punterei maggiormente sugli equivoci (vedi Sophie Kinsella in I love shopping) o sul divertimento ed ironia unito ai sentimenti (vedi Angela Failla in Chissà se si chiamava amore). Ma alla fine lui funziona.
Lara | 12.55, 5 ottobre 2009
in effetti trovare un targhet non è facile…
maia | 13.23, 5 ottobre 2009
Moccia ammetto di non averlo mai letto, ma avevo un alibi: stavo dormendo alla proiezione del suo film classe mista terza A. Però quando ho detto a mia madre che mi sarei sposato lei non ha detto nulla. Silenzio. Ha continuato a mangiare.
Mu | 08.33, 6 ottobre 2009
è vero i libri di federico Moccia sono ormai una la copia dell’altro. Non vi è mai capitato di dire: “Voglio leggere qualcosa di bello, divertente, frizzante, che non ti faccia scostare gli occhi dalle pagine e non vi faccia pensare a tutte le cose che devi fare (e non ti va di fare!)”??? Allora “Chissà se si chiamava amore” di Angela Failla, edito dalla Giovane Holden fa per te. E’ la spassosissima storia d’amore tra Sara e Kevin. Lei laureata, lui calciatore. I personaggi sono reali, ti emozionano e ti coinvolgono! I dialoghi sono frizzanti e mai noiosi … non potete che leggerlo! C’è un condensato di ironia, dolcezza, situazioni esilaranti e tenerezze. Le scene sono spassosissime, romantiche, pieni di sentimento e ironiche. Sia lui che lei li ho trovati meravigliosi. Tutto il romanzo ruota attorno all’amore. Sara cercherà in tutti i modi di farsi dire ti amo da Kevin.Ma la loro storia verrà messa in crisi dalla partecipazione di lui a Uomini e donne… Per la serie che non sempre calciatore fa rima con velina!E’ un libro che consiglio tanto!
Lisa
Lisa | 12.45, 10 ottobre 2009
(non ti conosco e dunque puoi mandarmi direttamente dove credi, ma mi sa che chi arriva qui per caso non lo capisce l’intento sarcastico, eh.)
(brividi, comunque. in senso buono. la cosa delle fotocopie mi ha fatto molto ridere.)
emme | 18.54, 11 ottobre 2009
a quel “perchè” non esiste umana risposta
o forse dovremmo chiedere a Lisa
m. | 12.48, 12 ottobre 2009
antriolo, ma mica lo sapevo che eri una blogstar!
fedaccia | 15.25, 13 ottobre 2009
mi voglio una ragazza bella per sposare
marwan | 18.39, 29 ottobre 2009
Ho letto “Chissà se si chiamava amore” di Angela Failla e l’ho trovato esilarante! Era tanto che nn leggevo un libro tanto carino e ironico, certe parti sono così divertenti che non riesci a smettere di ridere…ultra consigliato.
Marika
Marika | 17.02, 2 gennaio 2010
mi date il testo del pezzo della leggenda del castello del 1° testo del libro come quando fuori piove?
francesca | 12.47, 19 luglio 2010