Sulla poesia
C’era questo tizio che faceva il volontario alla Croce Verde e raccontava che Alda Merini, la Croce Verde, la chiamava una sera sì e una no. Loro tutte le volte arrivavano a casa sua e lei subito gli chiedeva se avevano delle sigarette, che lei le aveva finite. Poi, siccome le sigarette non ce le avevano, lei gli urlava dietro cose tipo Stronzi! Bastardi! e li mandava via. Loro, i volontari, lo sapevano fin dall’inizio come andava a finire; però le chiamate non potevano ignorarle, quindi ogni volta ci andavano e succedeva così.
E niente, questo è il mio ricordo di Alda Merini, che è morta ieri.
E’ un ricordo bello assai. Meno male che io non fumo. Però sono rimasto senza grappa e anche un po’ ingrippato su un verso che non vuole uscire, e verso lacrime di sangue (si fa per dire), per fingere che ho del poeta quello che non volle darmi il cielo (questa è di Cervantes, però, non mia, e nemmeno della Merini, pace all’anima sua!)
aitan | 11.38, 2 novembre 2009
So di essere crudele e fuori luogo, ma le poesie della Merini mi sembravano scritte da un bambino delle elementari neanche troppo originale. E tutti a dire: oh com’è brava la Merini, oh com’è brava la Merini. Forse il fatto che fosse un po’ strana, che era stata anche in manicomio, ha agito sui sensi di colpa sociali e letterari, per cui non si poteva più parlar male della poesia della Merini. Lei poverina ci credeva, anche quando la facevano cantare e la trattavano da zimbello delle star diventate sue amiche. A me era simpatica, ma non parliamo di grande poesia. R.i.p.
Popinga | 11.47, 2 novembre 2009
Figo.
Io ne ho lette tante di poesie della Merini e ti devo dire che mi è dispiaciuto che non ne possa scirvere più. A questo punto anche che non chiami gli amici della Croce Verde.
Cia
PICCHU | 14.51, 2 novembre 2009
Popinga,
fino a tre giorni fa, Alda Merini non andava vista e tanto più dovremmo vederla adesso da morta, come un poeta(o poetessa) tout court, perchè Alda Merini, poetessa lo era. Nonostante, che le sue poesie, come scrivi: “Sembravano scritte da un bambino”. Quale poesia non ha occhi di bambino? quel bambino, irriducibile e mai domo, che è in ognuno di noi, anche e specie quando il poeta vede o è immerso nella morte.
Quando parliamo di Alda Merini(perciò, dell’amore, della sofferenza e del dolore, ad esempio quello dello spaesamento o dell’esserci fino alle radici dei capelli, a incominciare dalle sue terrene inseparabili sigarette)dobbiamo(di lei ho letto forse qualche frammento o una o due poesie o ne ho ascoltate qualcuna recitata da lei o forse da altri o sognate o chi sa cosa)figurarci e immaginare la poesia, la poetica e la stessa Alda Merini come se fosse stata di volta in volta e tutto insieme: balconi, finestre, e usci; usci d’ogni tipo e, aperti e chiusi o semi chiusi o addirittura spalncati e poi subito azzerati, nel senso di aprire e chiudere vite, esistenza e persone nel loro camminare il presente. Usare le parole come un bambino(i bambini sono poeti?) non toglie nulla, o forse aggiunge quegli occhi innocenti e che in un modo o in un altro, le persone, crescendo, devono abbandonare come qualcosa di fuori luogo, lussuoso o sciocco e, anacronistico. Il poeta è colui che spinge sempre la carretta, in senso lato. Il poeta è colui che si fa il mazzo, nei fiume dei sentimenti. Il poeta non ha età , semmai le possiede tutte e, forse oltre. Qualunque sia l’epoca.
Transit Scarpantibus | 14.52, 2 novembre 2009
Scarpy, a me il cliché del poeta che guarda il mondo con gli occhi da bambino non è mai piaciuto, forse perché da bambino ho scritto fin troppe poesie (hai presente il “Little Milton” di Thick as a brick dei Jethro Tull?). Mi piacciono i poeti colti, che si pongono problemi senza declamare “anima” o “mistero” ad ogni piè sospinto, che magari si interessano di scienza e matematica. Ma sono mie opinioni, nessuna pretesa di verità assoluta.
Popinga | 15.47, 2 novembre 2009
vabbò ma se lo sapevano non potevano presentarsi con un pacchetto di dianablu?
tonnio's | 10.21, 3 novembre 2009
Mi sembrano commenti sparati a casaccio. Per fare delle considerazioni valide occorre leggere buiona parte delle sue poesie. Io ho incominciato a farlo in questi giorni. Le mie notizie su Ada Merini sono frutto del sentito dire.
Fra qualche mese sarò in grado di fare riflessioni significative.
mafraga | 17.58, 3 novembre 2009
sono d’accordo con tonnio: anch’io, già dalla seconda volta, mi sarei presentata con delle sigarette. :-*
manu | 11.17, 4 novembre 2009
Mafraga, io non ho letto tutte le poesie di Alda Merini, ci mancherebbe. Ma ne ho lette abbastanza per esprimere un giudizio. O per giudicare un autore bisogna conoscerne l’opera omnia? Se è così, posso fare commenti solo sulle mie poesie: fantastiche, eccezionali, capolavori.
Popinga | 19.45, 6 novembre 2009
la discussione sulla poesia di alda merini ci può pure stare, magari farla a qualche giorno di distanza dalla morte sarebbe stato più elegante, ma comunque, ci sta.
invece, i due che si chiedono “perché non se portavano le sigarette?” mi fanno abbastanza tristezza. stefano ha scritto una cosa carina, un breve racconto, una storiella: è come ragionare sulla trama di beautiful!
daddi | 09.37, 17 febbraio 2010
[...] e lei subito gli chiedeva se avevano delle sigarette, che lei le aveva finite. blog: Perché no? | leggi l'articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un commento [...]
Notizie dai blog su Sono nata il ventuno a primavera | 12.30, 21 marzo 2010
è bona appena l’ho letta gia sapevo ke era cosi.6 una bonazza poesia.
antonia | 18.30, 22 marzo 2010